Bose P, et al. J Clin Oncol 2026; 44: 2098–2109
Abstract
FULL-TEXT
Selinexor in combinazione con ruxolitinib nella mielofibrosi naïve agli inibitori di JAK: i risultati dello studio di fase 3 SENTRY

Introduzione

La mielofibrosi (MF) è una neoplasia mieloproliferativa caratterizzata, tra gli altri aspetti, da splenomegalia, sintomatologia sistemica e progressiva alterazione dell'ematopoiesi. Il trattamento con ruxolitinib, standard terapeutico consolidato, permette di ottenere la riduzione della splenomegalia e di migliorare significativamente i sintomi correlati alla malattia. Tuttavia, il suo impatto sulla riduzione della componente clonale della malattia rimane limitato e non costante. Selinexor, inibitore orale di exportin-1 (XPO1), ha mostrato segnali di attività clinica nella MF, fornendo il razionale per valutarne l'associazione con ruxolitinib. Lo studio di fase 3 SENTRY ha confrontato l’efficacia e la sicurezza della combinazione selinexor + ruxolitinib rispetto a placebo + ruxolitinib in pazienti con MF precedentemente non trattati con inibitori di JAK (JAKi).

Metodi

Lo studio di fase 3, randomizzato e in doppio cieco, ha assegnato i pazienti con rapporto 2:1 a ricevere selinexor + ruxolitinib (braccio sperimentale) o placebo + ruxolitinib (braccio standard). I due endpoints co-primari sono stati il raggiungimento di una riduzione ≥35% del volume splenico (SVR35) rispetto al basale alla settimana 24 e la variazione assoluta del Total Symptom Score (AbsTSS) alla settimana 24 rispetto al basale, con esclusione della fatigue.

Risultati

Complessivamente, sono stati randomizzati 353 pazienti naïve ai JAKi con una conta piastrinica >100×10⁹/L. Lo studio ha raggiunto il primo endpoint co-primario. Alla settimana 24, il 49,8% dei pazienti trattati con selinexor + ruxolitinib aveva raggiunto una SVR35 rispetto al 28,0% dei pazienti trattati con placebo + ruxolitinib. La differenza assoluta tra i due gruppi è stata di 21,8 punti percentuali, con un odds ratio (OR) di 2,58 (confidence interval, CI 95%: 1,60–4,17; p <0,0001). Il vantaggio della combinazione è stato già evidente alla settimana 12 e si è mantenuto fino alla settimana 36, indicando una riduzione splenica rapida, profonda e duratura. Il secondo endpoint co-primario, relativo alla variazione assoluta dell’AbsTSS, non è stato raggiunto. Entrambi i gruppi hanno comunque mostrato un miglioramento della sintomatologia rispetto al basale, con una variazione di −9,9 punti nel gruppo selinexor + ruxolitinib e di −10,9 punti nel gruppo placebo + ruxolitinib, senza una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi. Con un follow-up mediano di circa 12 mesi, l'hazard ratio (HR) per la sopravvivenza globale (OS) è risultato pari a 0,43 (CI 95%: 0,19-1,00; p nominale=0,022). Per quanto riguarda la sicurezza, eventi avversi di grado ≥3 sono stati riscontrati nel 70,1% dei pazienti nel gruppo selinexor + ruxolitinib e nel 50,0% nel gruppo di controllo. Gli eventi avversi di grado ≥3 più frequenti sono stati di natura ematologica, in particolare anemia, trombocitopenia e neutropenia. La nausea è risultata più frequente nei pazienti trattati con selinexor, ma nella maggior parte dei casi è stata di basso grado e ad insorgenza precoce.

Conclusioni

Nei pazienti con MF naïve ai JAKi, la combinazione selinexor + ruxolitinib ha raggiunto uno dei due endpoints co-primari, determinando un tasso significativamente più elevato di SVR35 rispetto a ruxolitinib in monoterapia. Il beneficio sulla splenomegalia è risultato rapido, profondo e duraturo, mentre non sono emerse differenze significative tra i due gruppi relativamente all’endpoint sintomatologico basato sull’AbsTSS. Inoltre, è stata osservata una differenza precoce in termini di OS, sebbene questo dato richieda una conferma con un follow-up più lungo.