Diefenbach CS, et al. Blood 2026; 147: 2041–2052
Abstract
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Studio randomizzato di fase 2 su ipilimumab, nivolumab e brentuximab vedotin in pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato

Introduzione

Gli inibitori dei checkpoint immunitari (CPI) nivolumab (Nivo) e pembrolizumab sono approvati dalla Food and Drug Administration per il trattamento del linfoma di Hodgkin classico (cHL) recidivato/refrattario (R/R). Tuttavia, se impiegati come singoli agenti, presentano un basso tasso di risposta completa (CR) e una sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana di 15,1 e 13,7 mesi, rispettivamente, il che suggerisce che, fatta eccezione per una piccola minoranza di pazienti che ottiene un controllo duraturo della malattia, la maggior parte dei pazienti andrà incontro a recidiva. È stata dimostrata un'attività di ipilimumab (Ipi) in monoterapia in un piccolo studio che includeva due pazienti affetti da cHL, recidivati ​​dopo trapianto allogenico di cellule staminali.

Metodi

Lo studio Intergroup di fase 1/2 E4412 ha valutato il blocco dei checkpoint mediante nivolumab (Nivo) e ipilimumab (Ipi) in combinazione con brentuximab vedotin (BV), un coniugato anticorpo-farmaco diretto contro il CD30, nel cHL R/R.

Risultati

Un totale di 147 pazienti di età ≥12 anni è stato randomizzato tra i regimi BV/Nivo e BV/Ipi/Nivo; 132 pazienti sono stati inclusi nell'analisi primaria di efficacia. Il tasso di CR è risultato pari al 64,7% (52,2–75,9) per BV/Nivo e al 70,3% (57,6–81,1) per BV/Ipi/Nivo (p unilaterale=0,29). Il follow-up mediano per la sopravvivenza è stato di 38,0 mesi (intervallo interquartile: 32,6–48,1). La PFS non ha mostrato differenze significative tra i due bracci (hazard ratio [HR]: 0,78; confidence interval, CI: 0,39–1,57; p unilaterale=0,24) (Figura 1). Le tossicità di grado ≥3 correlate al trattamento nella coorte di adulti, escludendo l'eruzione cutanea, sono risultate simili nei due bracci (38,5% per BV/Nivo e 39,3% per BV/Ipi/Nivo); è stata osservata una maggiore frequenza di eruzione cutanea di grado 3 con BV/Ipi/Nivo (24,6%) rispetto a BV/Nivo (9,2%). È stato effettuato un confronto pre-pianificato della PFS in base allo stato del trapianto di cellule staminali (SCT); 58 pazienti sono stati sottoposti a SCT e la PFS a 36 mesi (dal momento del SCT) è risultata >90% in entrambi i bracci. Inoltre, 66 pazienti non hanno presentato progressione di malattia dopo la prima valutazione con imaging e non sono stati sottoposti a SCT. La PFS a 36 mesi è risultata pari al 73,0% (54,5–85,0) per BV/Ipi/Nivo rispetto al 45,8% (26,3–63,4) per BV/Nivo (HR: 0,45; CI: 0,19–1,08; p unilaterale=0,03) (Figura 2).

Conclusioni

Gli autori concludono che lo studio non ha raggiunto l'endpoint primario di una maggiore percentuale di CR con la terapia a tre farmaci, ma supporta l'impiego di una terapia di induzione basata sulla combinazione di un anticorpo coniugato e CPI prima del trapianto autologo di cellule staminali (auto-SCT); inoltre, emerge un segnale interessante di controllo della malattia per i pazienti trattati con la combinazione BV/Ipi/Nivo che desiderano posticipare o evitare il trapianto (Figura 2). La sperimentazione è stata registrata su ClinicalTrials.gov con il codice NCT01896999.